martedì 1 aprile 2014

paura in trincea

Scrivo poco qua sopra ultimamente, perchè sono entrata in trincea da circa un anno.Ogni tanto alzo la testa  con l'elmetto per guardare oltre il mio muro di fango e vedo arrivare le mitragliate, altro fango  e le bombe, ma io non rispondo al fuoco, aspetto che finisca le munizioni. Ecco come mi sento, quando mi chiedono sempre più di rado - Come stai?-Domanda che sta diventando onestamente imbarazzante per molti italiani, sarebbe più delicato domandare - ti sei finalmente liberato dei  pidocchi?-come domanda d'approccio. Per i pidocchi puoi rispondere sì o no, per il "come stai "mi vengono gli attacchi di pianto, del tutto fuori luogo.

 Telefono a Tizio e non risponde.Dopo un pò mi richiama da un altro numero e tutto sospettoso mi chiede chi sono e cosa voglio. Non sapendo che si tratta dela persona che avevo chiamato pochi minuti prima ad un altro numero a mia volta divento sospettosa e chiedo chi è e cosa vuole.Una volta chiarito il tutto posso parlare del motivo della mia chiamata e, dovendolo richiamare dopo qualche giorno, gli chiedo a che numero posso utilizzare fra i due. Allora me ne da un terzo, oppure mi dice che mi richiamerà lui; si capisce che non vede l'ora di finirla . Potrei essere un'ulteriore complicazione nella sua vita.Questo accade se va bene. Se non va bene la gente non risponde e basta ai numeri che non conosce, perchè ha paura, di tutto. Della banca, dell'avvocato, dell'ex coniuge, dei figli dell'ex ( quindi anche suoi, ma non ci pensa), dell'erario, dell'assicurazione auto, della scuola dei figli.Ha paura di dire il proprio nome.-Prooonto chi parla?-mi chiede uno che mi  telefona- Lei chi cerca? -Io? Nessuno...-
Non solo la paura della cassetta delle lettere è consolidata, ora si è estesa anche ai telefoni ed alla posta elettronica ; siamo al momento insicuri e timorosi.L'insicurezza è sinonimo di debolezza e fragilità.L'insicuro inoltre dimentica, è sempre confuso  nel suo annaspare, è improduttivo se non di altri casini.Chi sta a contatto col pubblico ha più modo di catturare anche  gli aspetti nefasti di tutte queste  persone insicure-.
L'insicuro genera incomprensioni, l'insicuro è infelice perchè indeciso e da la colpa agli altri della propria insoddisfazione. Egli  è quindi pericoloso e va trattato con cautela, per non innescare conseguenze che lo possono trasformare in un vero e proprio inconsapevole carnefice.
A contatto con le persone quasi sempre ci dimentichiamo di metterle a proprio agio. Cosa vuol dire? farle star bene. Non ingenerare in  loro , quando l'incontro finisce , quel senso di svuotamento e confusione che si prova dopo alcune chiaccherate, quando ci sembra che" l'altro" ci abbia succhiato il sangue, anzichè fatto gli auguri per Natale.Perché in quel dialogo non c'è stato uno scambio, ma solo un rovesciarsi vicendevole di paure ed insicurezze, una trasmissione di angosce col solo fine illusorio di liberarsene. In termini pratici si esce da questi scambi sfiniti ed ancora più depressi.
L'isolamento sociale nei periodi complicati aumenta, difatti, perchè gli scambi fra le persone si limitano a questi "lanci di rifiuti interiori "reciproci. e gli atteggiamenti ansiosi ed insicuri si moltiplicano. Allora che fare?
Perchè è difficile anche parlare d'altro. Come si fa a conversare amabilmente sul tempo o sulle ultime trasmissioni  in tv quando in casa ti hanno staccato il gas per morosità,la moglie si vuole separare, hai il padre allettato con malattia irreversibile, ti hanno chiuso la ditta dove lavori da vent'anni e la rata del condominio è levitata perchè hanno ristrutturato le facciate?
Si tratta quindi di superare la paura, praticare il distacco, come dicono i monaci arancioni, che pure, la fanno semplice loro, hanno eliminato tutte le complicazioni alla base e non hanno coscienza reale del marasma esistenziale di noialtri "utenti medi".
Per avere lo sconto del venti per cento sulla polizza auto ho messo la famigerata scatola nera. Pochi giorni dopo mi arrivò un laconico messaggio sul telefonino. "pervenuto crash" , con relativa targa. Il messaggio non recitava altro ed io non ero alla guida. All'inizio non ho capito, sono rimasta interdetta diversi secondi a studiare il breve testo. Crash? non vuol dire botto in inglese?e quella è la targa della mia macchina? rimuginavo.Poi, presa dal panico ho chiamato mio marito, che era alla guida . Nessuna risposta. L'ho immaginato steso sull'asfalto, privo di coscienza ( con dei cani da pastore che affamati gli annusavano le ferite sanguinanti,) perchè quel giorno si trovava in montagna in una zona impervia.
Devo dire che la fantasia è la seconda cosa meno veloce della luce, non i bosoni.Avevo il cuore e la pressione fuori di ogni standard quando infine serafico mi ha risposto al telefono.Crash? Ma se sono al supermercato, la macchina è fuori , parcheggiata. Vai a vedere se un tir l'ha centrata. Nulla, solo i soliti bozzi pregressi. Il giorno dopo mi sono collegata al sito dell'assicurazione sulla pagina dedicata alla mia targa . La Scatola Nera, che da quel giorno ho nominato come entità senziente e maligna, sul sito ha registrato ogni sconnessione stradale, ogni buca, nonchè tutti i miei percorsi, con relative velocità e limiti, dal giorno in cui l'avevo messa nel cofano. Mancava solo la scritta lampeggiante"sta attenta a come ti muovi,  s...a, che ti tengo d'occhio e te la faccio pagare" ed il quadro era completo. Non avere paura è sempre più difficile.

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