venerdì 31 maggio 2013

opere ed artisti

L'uso del web sta evidenziando  il  distacco tra l'autore e l'opera, che sia un quadro, una cosa detta, una poesia, un'idea.  I prodotti del fare umano  si  stanno svincolando sempre più dall'individuo che li origina, anche in termini di ritorno economico e questo potrebbe sembrare disdicevole,ma credo che sia testimonianza di progresso, perchè ho sempre pensato che gli autori siano solo tramiti, mezzi fisici di  trasformazione ed ottenimento  e i  loro risultati siano immediatamente patrimonio di tutti. I prodotti sono collegati più verosimilmente ad un serbatoio collettivo e solo del tutto casualmente; per preparazione, educazione , ambiente , insomma per circostanze favorevoli  e fortuite quell'individuo particolare  ha la ventura di portare alla luce proprio  quella cosa là.
L'unico merito dell'autore si trova nell'impegno personale,spesso impegno di una vita intera, nello sforzo, nel sacrificio del proprio tempo nell'ottenere l'opera.Voi direte "e ti pare poco?" , ma considerando che ognuno di noi  è naturalmente occupato dalla nascita in poi e che ognuno di noi impiega il proprio tempo in ogni caso, saggiamente questo  distacco comincia a palesarsi maggiorente.Penso ad esempio  a quelle persone invise perchè impegnate nel corso della loro vita solo con risultati  apparentemente improduttivi. Penso al perdigiorno che si dedica al gioco o agli stupefacenti tutta la vita, che rovina quelle di chi gli sta vicino, che suscita biasimo ed isolamento.Senza che per questo essi vengano considerate e si sentano  vittime, oggettivamente le circostanze di  preparazione  ed ambiente di queste persone, la sottrazione compiuta in ambienti deprivati ha condotto a questi risultati. Ma dove sono andate queste forze, queste risorse sottratte ?
La vita è algebra. Sono finite in  altre attività che hanno prodotto risultati utili alla collettività. In persone che hanno saputo/potuto cogliere queste risorse e renderle attive. L'insuccesso di molte vite contribuisce al successo di coloro che  fortuitamente si  avvalgono di queste risorse .Ogni persona" riuscita" ha intorno a sè una selva di gente che ha dovuto rinunciare o ha volontariamente rinunciato alla spartizione di risorse, più o meno consapevolmente.
Così ci sono tante doti scambiate per meriti personali, dal colore degli occhi alla scelta dell'abbigliamento , della casa o l'educazione, e  specularmente tante mancanze scambiate per colpe personali, ma non è così.
Se Leonardo non avesse avuto quelle precise circostanze di nascita da figlio illeggittimo e quell'educazione discontinua, se il padre non avesse avuto l'idea i mandarlo ad imparare il disegno dal Verrocchio, non avremmo avuto Leonardo da Vinci.Altri ignoti non andarono dal Verrocchio al posto suo e al posto degli altri straordinari artisti che impararono in quella bottega. "Rinunciarono" ad un tassello forse fondamentale per poi produrre opere. Leonardo deve qualcosa a questi ignoti rinunciatari. Noi tutti dobbiamo qualcosa agli altri per qualsiasi nostro risultato, quindi  c'è del  merito collettivo nelle opere. E rimane solo l'opera. L'ammirazione che ci suscitano molte  opere umane è un sentimento che davvero ci consente prospettive molto più elevate del consueto,un sentimento profondamente salutare;essa  investe più verosimilmente tutto ciò che ha dato luogo alla loro realizzazione, non solo il  suo autore.
Nonostante questo,rimane affascinante  che l'apporto  personale  dell'autore rimanga essenziale all'opera. Rimane innegabile che, pur essendo solo un tramite,  il filtro individuale  dell'autore sia insostituibile, ed è testimonianza della strettissima connessione tra individuo e collettività.Sembra una contraddizione, invece è complementarietà.

M5S e criceti: esercizi d'equilibrio

Sebbene mi dedichi ad attività schematiche per ragioni terapeutiche (leggi "diario di una dislessica"), detesto gli schematismi.
"Questo si fa così, si passa prima da lì, poi si gira di là, si usa fare così" ecc. detesto soprattutto "é meglio fare così".Queste concettualizzazioni preventive mi  paralizzano.Odio i viaggi organizzati in solitaria, quelli nei quali  si pianificano anche le escursioni in bagno, i pasti  e i loro relativi orari  perchè non ne sono capace a mia volta e perchè in quei casi gli imprevisti, che sono la cosa più normale del mondo, diventano nemici odiosi, inaspettati e. poco gestibili, che mandano al diavolo la progressione del nostro minuzioso programma.
I viaggi in solitaria devono prevedere gli imprevisti, e a questo punto mi ispira di più andare a casaccio, nonostante gli inconvenienti ("in viaggio a Barcellona", ho girato in macchina tutta la periferia della città perchè non avendo la cartina, andavo a casaccio rispettando la segnaletica che mi spingeva sempre più all'esterno della cintura cittadina: sono una dei pochi turisti ad aver apprezzato le periferie di Barcellona).

Ma non era della mia incosciente attitudine all'improvvisazione di cui volevo parlare.Volevo consigliare qualche azione "a tuffo" agli animi ansiosi . Andate in stazione con un bagaglio minimo e prendete il primo treno che arriva. Se avete poche disponibilità salite sui bus urbani della vostra città e fatevi un giro.Lo scopo è di sentirsi estranei ed inaspettati, fuori luogo e avvedersi che va bene lo stesso, che si può essere lì. Si può essere. Si è legittimati ad esistere ed ad avere iniziative e curiosità. Si può anche essere in ritardo o irraggiungibili  e rimane solo la voglia di stare in contatto coi cari. Gli obblighi , l'angoscia della ruota,decadranno, cederanno il posto all'iniziativa. Vedersi persi aiuta a ritrovarsi.
Esorto spesso i miei criceti a questa condotta; loro stanno sulla ruota e corrono, corrono come indemoniati stando fermi. Dico loro, uscite, fatevi un giro, perdetevi un momento e loro mi rispondono insulti in corsa. Secondo loro si può correre sulla ruota all'infinito, se non si prova angoscia  e senso di schiacciamento. Stati d'animo a loro estranei, visto che pur correndo mantengono amore proprio, critica e sagacia invidiabili.Allora va bene. Dicono di avere il dono della visione sintetica. Quando il movimento 5 stelle assurse a nuovo emergente partito  domandai loro cosa ne pensassero.Vi ho già spiegato che i criceti sono i miei analisti politici nel post "donne al gioco delle sedie". Loro,sollecitati  dopo qualche giorno, mi risposero che non valeva la pena porre la domanda, poichè in nome della democrazia il movimento si sarebbe smarrito nei meandri di mille discquisizioni, come invoca ogni tendenza del momento.Si sono messi a correre sulla ruota del Parlamento annullandosi, atterriti  attori del nuovo Sistema Un tal momento storico richiede meno discussioni e più decisionalità, con tutti i rischi che questo può comportare. Allora ho colto la palla al balzo e ho fatto loro notare che ho ragione, gli schemi del sistema nuocciono anche al Movimento 5 Stelle, risultando infine una rete che li imbriglia al loro interno.Non ci debbono essere schemi, e loro si sono distratti. Non hanno fatto in tempo a corrompersi,ad inciuciarsi , a far cartello e a comprarsi vasche da bagno in oro, ma sono caduti sugli schemi e sui litigi su come si fa e cosa si dice. In fondo, rammentano i criceti, esiste il voto, esiste la pacifica protesta.Esistono i sit in e le braccia conserte, la resistenza passiva.Basta dire,  "Sono d'accordo, non sono d'accordo", su ogni singola proposta . E il silenzio di un basta.La fiducia nella propria onestà.Dopo questa consultazione coi criceti suggerirei anche al M5S di scendere dalla ruota parlamentare e perdersi un momento, ritovarsi e  guardarsi intorno, assaporare l'assenza e la necessità della presenza, del diritto al proprio esistere.Una gita in solitaria comprende imprevisti e cambiamenti di programma che non devono spaventarli o irritarli, solo eccitarli all'esplorazione.
Così, ho raggiunto un punto d'accordo coi criceti. Che dialogo costruttivo!Fantastico.



giovedì 23 maggio 2013

La parola amore esiste

Osservo i piccioni che volano sempre meno, preferiscono camminare, forse provano ad assimilarsi ai passanti, perchè camminano con la stessa aria svagata  e distratta.
 Prendo il telefono ed invito la mia amica ad uscire, magari ad andare al cinema,finalmente, perchè lei mi ha sempre detto no, al cinema no.
Ha sempre avuto una leggera fissa  per i numeri, questa  mia amica; è convinta che essi portino messaggi in codice, che possono variare a seconda delle circostanze, pur mantenendo ogni numero sensazioni generiche specifiche da trasmettere. In particolare, per lei , il numero 2 rappresenta l'incontro e il riconoscimento, il 4 l'unione consolidata, il 7 l'interconnessione , il 3 il pensiero autonomo, l'1 la solitudine e l'11 la separazione , la rottura improvvisa, il 22 la famiglia, il 9 il lavoro. Me lo ha confidato un pò imbarazzata, dicendomi che era necessario raccontarlo a qualcuno per sentirsi meno matta,  per prenderne le distanze.Un episodio in particolare segnò definitivamente questo suo rapporto coi numeri.

giovedì 16 maggio 2013

prevenzione ed ignoto

Mi sono chiesta   come hanno reagito quelle persone  con genitori deceduti o malati di tumore al cervello, o del sangue , o a qualsiasi organo indispensabile alla vita, alla notizia (inutilmente data in pasto alle folle dalla protagonista; quelle sono scelte personali, intime, perchè?perchè?) che la Angelina Jolie sia sia fatta asportare le tette poichè  portatrice del gene predisponente alo sviluppo del cancro al seno.
La medicina odierna si orienta sulla tendenza a correggere, modificando, ritagliando od asportando, quello che non va, come se fossimo fatti da pezzi di ricambio e gli ospedali fossero enormi autofficine.In molti casi queste pratiche sono state utili e non credo che sia da criticare lo sforzo fatto in ambito medico, anche se frutto di questa mentalità un pò meccanicistica.Il problema lo vedo nella chiusura sempre più serrata  che ha reso questa direzione in ambito medico, una fra le tante, ormai a senso unico. Si fa così e basta. Non si esaminano altri aspetti. Non ci si chiede  che vita abbia avuto la mamma di Angelina ,quale tipo di resistenza, che affetti, che abbandoni, quali vicende abbiano predisposto infine il suo organismo a condannarsi così. Si è sicuri che sarebbe stato utile asportare i suoi seni prima.Ma sarebbe aumentata così la sua resistenza agli inevitabili urti e traumi della vita, al logorio delle delusioni o avrebbe sviluppato altre malattie in altri organi, quelli superstiti alle asportazioni preventive?

giovedì 9 maggio 2013

Primavera ad Ostuni


Olivo di circa 700 anni



Pianta di cappero


Yucca gigante

Coltivazione di cipolle

Gli ultimi sviluppi coi felini: avvistamenti di gatti giganti ad Ostuni

Avrete capito  che sono una che vive immersa nei felini. Dire che amo i felini non è esatto, come anche dire che i felini fanno parte della mia vita.E' più aderente alla realtà dire che io faccio parte della vita dei felini.Non so se mi spiego: il curioso radar di cui ho raccontato nel diario di una dislessica  mi consente anche di leggere la mente felina in una sorta di telepatia.Non ho mai cercato gatti: sono i gatti che mi  hanno sempre cercata.
E trovata, e piegata alle loro esigenze. Il mio compagno suo malgrado è rimasto coinvolto da questa situazione, spesso anche sconvolto; in questi casi frequenti  di fenomeni del tutto inspiegabili ed indipendenti dalla nostra volontà si è  saggiamente inchinato a loro limitandosi ad obbedire  a quanto richiesto senza far domande.
Per cui lo potete osservare aprire e chiudere le porte ai gatti, discutere con loro, beccarsi qualche graffio con incredibile savoir faire, persino dar da mangiare ai gatti , attività del tutto incompatibile con la sua natura di maschio  fisiologicamente rivolto solo ed esclusivamente ai  fatti suoi.
 Il giano bifronte che per ultimo è entrato in casa nostra ,Gianluca,il gatto nero capace di ferirti una mano facendo le fusa contemporaneamente  mollando pure una puzzetta didattica ed evocatrice di potere,  ( mai prima avevo incontrato gatti affetti da meteorismo),bè quest'ultimo sconfessatore di nobiltà felina ha privato colui che fino a qualche anno fa era un critico avulso all'accudimento, in un attento servizievole amicone pronto a perdonare qualunque gesto gratuitamente ostile.
Per fare qualche altro esempio di questa situazione ormai fuori dal nostro controllo, il secondo gatto che accogliemmo giunse , (non si sa come, per passaparola, paracadutato; insomma casa nostra è isolata ed oltretutto mai, prima che io arrivassi ad abitare lì, si erano visti gatti in giro), come se fosse stato informato che  abbiamo le porte finestre  in cucina, e che quindi  lo avremmo visto per forza  strofinare l'addome penzolante come una palla da tennis, fuoriscito dalla cavità naturale per una immensa ernia traumatica . Era evidente la sua richiesta di aiuto perchè quel terribile spettacolo alla finestra   quella sera, mentre eravamo a cena, mi fece andare di traverso tutto.
Non sono fatti normali, ovvi, come non è stato ovvio arrivare ad Ostuni,circa un anno fa , dove abbiamo una casetta immersa nella campagna  e notare sul tetto della suddetta casetta ad un piano un gatto seduto. L'abbiamo osservata bene, la bestiola, io e il mio compagno appena scesi dalla macchina mentre  ci osservava seduta sul tetto. Era un gatto a tutti gli effetti, nero, anche quando si è girato di profilo aveva il profilo di un gatto, con le orecchie dritte e tutto, ma aveva le dimensioni , ad occhio e croce, di un pastore tedesco. Il micione dopo averci osservati per diversi secondi dall'alto, si defilò lasciandoci soli alle prese con dati che non combaciavano.
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