mercoledì 25 luglio 2012

vacanza a Barcellona

Ho pensato di provare a ricavare qualche guadagno da questo  blog pubblicando i racconti dei miei pochissimi viaggi.Se qualcuno, di natura un pò insicura ed ansiosa li leggerà è probabile che rinunci a viaggiare, sebbene al giorno d'oggi ormai sia più conveniente andarsene in qua ed in là per il mondo che starsene a casa. Di conseguenza è possibile che qualche operatore turistico dia qualche emolumento anche a me, oltre che ai metereologi, per  dissuadermi dal pubblicarli. 



Come ogni anno mi piacerebbe andare in vacanza e realizzare la vacanza dei miei sogni, che è davvero ben chiara nella mia mente, ma difficile da realizzare. Non me la prendo molto  se finora  solo riuscita a realizzarne una bozza solo 12 anni fa, intanto mi cullo il sogno. Siccome ho una discreta fantasia,  ho dei sogni  perfetti, meglio di quanto potrei fare  della realtà, e quindi  riesco ad essere soddisfatta lo stesso.Il racconto seguente  è la prova che so sognare meglio di quanto sappia agire.
Il punto che mi sorprende è quanto siano diversi i miei desideri dalle usanze odierne , che pure rendono i viaggi e le vacanze piuttosto abbordabili anche per una che ha poco tempo e pochi soldi.Ho fatto in passato qualche viaggio basato sull'adagio "meglio questo che niente" e questo di seguito ne è un racconto.Ultimamente in merito mi sono alquanto chiusa in me stessa e amo sempre più la routine, per quanto pesante sia.
Mi è capitato in passato di andare a Barcellona per tre giorni quando il mio compagno voleva assistere ad una gara di moto.Io non amo le gare di moto, ho paura di vedere gli incidenti.Andammo in macchina  e il viaggio fu la parte che mi piacque di più, un giorno per andare ed uno per tornare.Una volta arrivati ed individuato l'autodromo e lasciato il mio compagno al suo divertimento, decisi di farmi un giro per la città per darle un'occhiata ed andai in macchina, sperando con le indicazioni di trovare un parcheggio e vedere qualcosa di Barcellona. Mi persi subito e mentre ero ferma in coda in una zona periferica e un pò squallida identica ad altre centinaia di città cominciai a domandarmi se non ero stata avventata. Poi mi rimisi in marcia e rimasi a girare ai margini della città per un bel pò.Posso dire di aver giato bene tutta la periferia di Barcellona.L'edilizia popolare è molto simile alla nostra. Riuscii  infine ad individuare l'indicazione per andare allo zoo  e la seguii, sperando poi di poter vedere altre cose. Giunta allo zoo non sono riuscita a vedere altro perchè intorno allo zoo non c'era nient'altro, nemmeno trovai indicazioni per il metrò e comunque avevo poco tempo e dovevo cominciare a cercare la strada del ritorno.A quel punto ero già abbastanza angosciata.
Per casi fortuiti, dopo trovai le indicazioni e mi rimisi sulla tangenziale, in coda per tornare all'autodromo .
Un motociclista che viaggiava sulla  corsia centrale,separata e  parallela alla mia , mentre ero a passo d'uomo, saltò in aria tamponando la macchina che lo precedeva  e vidi quest'uomo che ricadeva come un pupazzo e mi domandai se sarebbe caduto sulla mia macchina o su quella della corsia  opposta. Cadde sulla sua  centrale, scatenando un grande tamponamento a catena. Le macchine frenavano, slittavano e andavano a sbattere. In breve ci fu fumo e silenzio rotto dalle urla di bambini. La mia coda separata dal guard-rail ripartì piano, mentre le sirene dei soccorsi  cominciavano a risuonare nell'aria. Ero scossa parecchio e cercavo di parlare a mio figlio, allora decenne , per calmarci insieme  stramaledendo il mio giro in città. Infine all'autodromo c'era un gran caos di macchine e moto, trovai un posto e telefonai al mio compagno per ritrovarlo. Ma il telefonino non funzionava. Non c'era linea. C'era una folla immensa in mezzo alla quale avrei dovuto cercarlo. Non avevamo nemmeno fissato l'albergo o un punto di ritrovo, confidando nell'esistenza dei cellulari. Continuai istericamente a chiamarlo a telefono, ma  senza esiti.  Fermai un poliziotto spiegandogli a gesti  e in inglese il mio problema. Quello alzava  le spalle e ridacchiava indicava la folla. Gli feci intendere che sarebbe stata una buona idea chiamarlo con l'altoparlante e ne convenne.Intando che l'appello si spandeva nell'aria, dicendo che mi trovavo al parcheggio ""B ad attenderlo, inascoltabile in mezzo al rombo dei motori, provai a chiamare la  figlia in Italia e funzionò.Riprovai col mio compagno e  fu piombo.Richiamai la figlia in Italia e  le dissi della mia incresciosa situazione, chiedendole di chiamare lei il mio compagno per dirgli che stavo aspettandolo nel parcheggio B di fronte al chiostro delle bibite .Lei mi richiamò poco dopo avvisandomi che non era stato possibile chiamarlo, ma aveva ricevuto un sms da lui  che non ci trovava. Allora le dissi di rispondergli tramite sms , pregando che arrivasse almeno quello e di dirgli che ci trovavamo al parcheggio B di fronte al chiostro delle bibite.Attesi poi  qualche quarto d'ora interminabile facendo un sunto della nostra situazione.Ho temuto anche , essendo informato tutto l'autodromo che lo stavo aspettando, che mi si presentassero degli impostori  spacciandosi per lui e che io , pur accorgendomene, non vedendo arrivare l'originale infine potessi decidere di seguirli per disperazione. Non credo di aver mai rivisto con quella gioia il mio compagno, l'originale, quando i nfine apparve al parcheggio B di fronte al chiostro delle bibite, e la nostra non è mai stata una storia  con pochi slanci.Al confine  provai un senso di sollievo analogo, mai tanto intenso come quando rientrai a casa. Quando gli amici si entusiasmano gentilmente sentendo che sono stata a Barcellona  e me ne chiedono  dettagli,  si sorprendono ne vedermi immusonirmi  e dominare le lacrime. Soprattutto per il motociclista distratto e le sue vittime. Di Barcellona ricordo soprattutto loro.Ho bisogno di un ulteriore reset.

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...