domenica 8 gennaio 2012

La camicia dell'uomo contento

Attenzione: queste sono considerazioni di un ignorante: se il fatto che un ignorante le esprima vi può irritare vi rammento che potete tranquillamente navigare oltre. Se invece avete il piacere di correggermi la scrivente apprezzerà qualsiasi Vs. intervento che non sia un insulto completamente gratuito.
Avete mai letto la favola "La camicia dell'uomo contento", trascritta da Italo Calvino nelle "Fiabe Italiane"?E' la storia di un re che per salvare sua  figlia malata deve farle indossare la camicia di un uomo veramente felice e così lui lo cerca in ogni dove, fra grandi peripezie e molti finti contenti incontrati. Infine lo trova.E' un contadino, che supera le sue domande per  testare la sua contentezza. Il re dunque gli chiede la camicia, per salvare sua figlia. Ma l'uomo contento non possiede una camicia.


Qualche settimana  fa è morto Giorgio Bocca.
Giorgio Bocca; ha detto Napolitano commemorando questa dipartita,  che era un "uomo coerente".In passato avevo letto qualcosa di Bocca, ma solo qualche articolo nel mare dell'editoria, ed essendo io una persona alquanto superficiale, avevo lasciato che i suoi innegabili toni polemici in relazione a qualsiasi argomento trattato  mi irritassero.Parlo dei toni, non dei suoi contenuti Così non avevo letto più molto altro di Bocca.Senza meno anche io avevo captato che era un uomo coerente.La mia opinabilissima personalità mi ha dunque condotta lontana da Giorgio Bocca, come da molta altra informazione in giro.Questo mi  dispiace molto, detesto queste mie  conclusioni emotive che tutto sommato mi allontanano da gente che senza dubbio ha molto da insegnare.Infatti in futuro prometto che cercherò di leggerlo nuovamente e di capire meglio.Qui volevo però analizzare ciò che mi spinge in questi recinti di chiusura mentale, ossia  i pregiudizi  che mi offuscano l' apertura mentale che vorrei.E' stato Napolitano con il suo commento asettico a farmi riflettere su questo.Era un "uomo coerente".
In passato ho conosciuto alcuni uomini ammirati per la loro intelligenza, cultura  e coerenza. Uomini "tutti di un pezzo" che negli anni mi hanno mostrato ( se non addirittura  mi hanno coinvolta/sconvolta mio malgrado, nel loro retto percorso) oltre che tutta la loro coerenza pubblica anche la loro incoerenza  negli effetti che generavano con la loro coerenza.Sono stata privilegiata e fortunata a poter ricevere questo punto di vista nella vita. Mi spiego meglio.
Uomini che magari hanno trascorso tutta la vita  incazzati e depressi per essere coerentemente contro tutto ciò che loro consideravano giusto osteggiare. Che magari bevevano pure per non affogare del tutto  nella loro dissidenza, nel loro odio ribelle. Uomini che coltivavano  i ricordi dei suprusi subiti in passato  con la cura di giardinieri zelanti.Che si scagliavano verso i loro personali nemici, che magari manco si ricordano più di loro,   e le ingiustizie come tori contro il drappo rosso.Uomini spesso noiosi, coi quali bisognava ponderare ogni parola  per non risvegliare i loro personali demoni e ricordi e scatenare la loro ira. Magari giustificatissima, ma pur sempre ira. Per cose delle quali io non ero stata responsabile e nemmeno testimone.Con questi uomini (intendo anche donne, eh..ovviamente.)le polemiche erano i vetri sui quali sono stata costretta, in passato , a camminare nel relazionarmi con loro.Ogni tanto mi sono ferita e ho imparato a guarire velocemente e, incoerentemente, a dimenticare, altrimenti questi personaggi sarebbero rimasti soli e poichè io era legata a loro,cultura o non cultura, talento o no, io volevo bene loro .Poi magari incontravo per strada qualcuno che mi diceva ammirato "ahhh, Tizio, che uomo di mondo! Che maestro di vita! Che straordinaria intelligenza! Che coerenza! Un genio!" Ed io , in quei frangenti, non sapevo prorio che dire, perchè io, di Tizio, conoscevo anche  ben altri aspetti E mi guardavo meglio le scarpe.Così, per queste mie esperienze personali , ho imparato a diffidare  di etichette, coerenze, motti e stendardi. La coerenza è solo un mezzo che scegliamo per andare da qualche parte e se in taluni casi viene utilizzata per andare e condurre i nostri cari all'inferno, bè , io sento di poterne rinunciare.
Bocca, quando dunque  lo leggevo, mi ricordava per lo stile caustico alcune siffatte  persone, istintivamente  me ne sono tenuta lontana, molto probabilmente sbagliando.Ma rimane il mio dubbio. Cosa vuol dire essere colti? Ed essere intelligenti? Si può essere entrambe le cose senza essere saggi?
Leggete le vite di molti personaggi, importanti icone dell'umanità. Molti di loro non sono stati in grado di avere serenamente una vita privata, una famiglia e degli amici. Molti di loro non sono sopravvissuti a loro stessi, alle loro condotte, alle loro convinzioni,  coerentemente in nome della libertà e del libero arbitrio. Molti hanno seminato sgomento,  abbandono ed odi fra i loro cari  e discendenti con conseguenze che si sono presentate anche tre generazioni dopo. Pensate ai figli di Woody Allen, o di Gene Wilder, di diversi grandi attori italiani o a quelli smarriti di tutti quegli uomini che hanno avuto figli da donne diverse, con trattamenti diversi. Pensate  ai genitori di  quegli artisti che muoiono giovanissimi  per droga. 
Sospetto che cultura e celebrità, talento od anche solo una tenace autostima  inneschino una distorta visione dei propri poteri, che comporta conseguenze gravi, ma poco conosciute per la discrezione e il pudore  delle persone  coinvolte.
Non c'è per me cultura, coerenza o artistica disposizione  per le quali valga la pena distruggere le nostre  vite  o quelle di chi ci sta vicino, se ci prendiamo la responsabilità di volerle.In fondo dunque penso che l'uomo più intelligente è quello che sa essere felice e sa vivere bene, nonostante i torti e i suprusi.Anche se apparentemente risulta ai più un cretino.Insomma, si può essere molto felici anche senza camicia.

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